Il problema dell’Europa – Considerazioni su un grande progetto

XIV Forum Mitteleuropa

“L’Europa non è un problema, è una soluzione” – queste le recenti parole del Presidente della Slovacchia. Stiamo ascoltando questo da 15 anni, anche se oggigiorno la percezione è diversa. L’Unione Europea ha sviluppato attraverso il suo mezzo miliardo di abitanti il più grande mercato economico, tuttavia, le autorità governative non sono direttamente elette. Inoltre, le decisioni intraprese sono spesso l’opposto degli interessi dei piccoli Stati. Di conseguenza, accade che i rappresentanti della Germania o della Francia, dopo essersi incontrati per un caffè, annuncino agli altri quello su cui si sono accordati: non si può di certo continuare in questo modo.

I membri eletti del Parlamento Europeo non hanno la possibilità di proporre le leggi. Inoltre, le leggi varate sono spesso contrarie alle leggi dei Paesi membri. L’economia slovacca non beneficia dell’economia mondiale, nemmeno a livello europeo. In Slovacchia, tutte le banche importanti, le industrie e i media appartengono agli investitori stranieri. Al di là del piano di tassazione interno alle aziende e alle corporazioni multinazionali che spesso godono di esenzioni fiscali temporanee, tutti i profitti scorrono fuori dal Paese. Siamo una regione con una manodopera economica, una produzione economica e con prezzi bassi, e un consumo in crescita. Se cerchiamo di cambiare la situazione, gli investitori perderanno interesse. I prodotti stranieri, nelle loro belle sembianze, colmano il nostro commercio, tuttavia, un’inversione di rotta commerciale è difficile, ad eccezione dell’industria automobilistica. Gli slovacchi comprano gli alimenti e la benzina in Austria, anche se gli stipendi, le pensioni e l’assistenza sociale non sono paragonabili tra i due Stati. In Slovacchia, i ricchi e le grandi industrie si arricchiscono. Allo stesso tempo, c’è sempre più gente povera, tuttavia, essa deve capire che la loro salvezza non risiederà più nello Stato, ma nelle loro competenze e qualifiche. Ci sono anche molti posti di lavoro vacanti occupati da lavoratori stranieri.

Non ci sono molti dibattiti riguardanti l’Europa e il suo futuro in Slovacchia. Anche noi siamo parte dell’Europa e dovremmo prendere anche noi parte al suo futuro. Dopo gli incontri precedenti al referendum sull’adesione all’entrata nell’Unione Europea, in Slovacchia non ci sono stati più dibattiti, anche a causa delle varie opinioni a riguardo. La comunicazione tramite internet ha aperto nuovi orizzonti, ma nonostante ciò, i dibattiti sui social media sull’argomento sono spesso incompetenti, unilaterali e con poco impatto sociale. La candidatura di Maroš Ševčovič come membro della Commissione Europea è un elemento positivo, ma anche se venisse eletto, la Slovacchia non ne beneficerebbe molto. Tutte le autorità dell’Unione Europea devono impegnarsi senza favorire il loro Paese d’origine. Anche se ciò fosse diverso, a causa della burocrazia europea, nessun progetto potrebbe essere attuato. L’Europa è ancora a rischio a causa della crisi finanziaria, demografica e morale. Diventare un membro dell’Unione Europea nel 2004 ci ha aiutati molto, eppure…

Grazie all’invito da parte dell’Associazione culturale Mitteleuropa alla conferenza dal titolo “Europa tradita- Illusioni e Disillusioni” tenutosi a Udine il 19 Ottobre 2019, ho avuto la possibilità di essere attivamente coinvolto nell’evento. Il nome della conferenza suona un po’ pessimistico, ma il forum si è dimostrato essere un “laboratorio di idee” sul futuro dell’Europa, in particolar modo dell’Europa che dichiara le sue origini cristiane.

L’Associazione Mitteleuropa è nata in Italia nel 1974 con lo scopo di costruire un dialogo tra Italia, l’Europa centrale e dell’Est e i Balcani. In un’epoca in cui regnava il totalitarismo, l’idea del Presidente Paolo Petiziol di Cervignano del Friuli è stata brillante.

I 20 membri delegati dell’Associazione mi resero visita il primo Maggio 1991 presso il governo di Praga e da allora ci siamo incontrati spesso. La cortina di ferro tra Ungheria e Austria crollò il 2 Maggio 1989, e da allora la delegazione omaggia con i fiori le vittime del comunismo, ogni volta in uno Stato diverso. Iniziarono a Praga, poi li raggiunsi a Budapest, e nel 1993 erano a Bratislava, dove, davanti al Duomo, cantavano il Coro degli schiavi ebrei tratto dal Nabucco di Verdi.

La prima palla di cannone della Prima Guerra Mondiale fu sparata vicino al fiume Ausa a Cervignano del Friuli. Per il 73° anniversario, cinque rappresentanti dai Paesi dell’Europa Centrale – Italia, Austria, Ungheria, Slovenia e la Repubblica Federale Ceca e Slovacca si strinsero la mano e promisero di mantenere la pace. Ero lì anche io, così come alla 143° Festa dei Popoli della Mitteleuropa a Cormons. Il gruppo folcloristico dal paese di Heľpa, diretto dal pastore Ján Gnip, si esibì sul posto con grande successo. A Cormons, Cervignano, Aquileia, Grado, Giasicco, Cividale del Friuli e ora a Udine ho compreso che lo spirito dell’Europa Centrale è vivo, e grazie a questo, la gente dall’Europa Centrale si sente a casa qui. L’Europa era la potenza più forte quando era cristiana. L’apertura verso nuove culture è un suicidio. E’ stato un errore grave non includere il preambolo su Dio e sulle origini cristiane nel Trattato di Lisbona. In particolare, i francesi dovrebbero pentirsi di questa decisione.

Durante la conferenza, qualcuno ha suggerito che l’alleanza V4 – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia dovrebbe essere estesa in una V8, che includerebbe anche l’Austria, la Slovenia, la Croazia, la regione Friuli Venezia Giulia. L’Associazione Mitteleuropa sta avvicinando questi Stati e sta collaborando anche con la Russia, l’Ucraina e la Bielorussia. Rappresentanti di 15 Paesi provenienti da queste regioni hanno preso parte al dibattito costruttivo a Udine.

I padri fondatori dell’Unione Europea – Adenauer, de Gasperi e Schuman – non potevano prevedere il suo sviluppo futuro. Il loro sogno democratico cristiano non è stato ancora realizzato. L’unità dell’Europa è un’utopia, anche se è l’unica opzione contro la globalizzazione. Per anni l’Associazione Mitteleuropa ha contribuito al dialogo tra politici, diplomatici, istituzioni economiche e culturali dell’Italia, dell’Europa centro-orientale e dei Balcani. Il forum di Udine è stato suddiviso in panel, riguardanti visioni e speranze, costruzione di nuovi muri, finanze, tasse e mercato. Ero invitato a parlare nel panel intitolato: “Diplomazia istituzionale e diplomazia culturale: al servizio di chi?

Durante il mio discorso, tra le varie idee, ho affermato: “Oggigiorno l’Europa è diversa dagli ideali del novembre 1989. E’ frenata dal suo atteggiamento politicamente corretto, dall’uguaglianza di genere, dal femminismo, dalla manipolazione dei media, dalla migrazione, che è fuori dal nostro controllo. Non siamo pronti per i nuovi problemi bioetici. La diplomazia post-rivoluzionaria, di cui facevo parte prima della nostra entrata nell’UE, era a me cara, con il suo sorriso, la sua nobiltà, e un bicchiere di vino. L’Italia ha sempre sostenuto la Slovacchia quando gli altri non lo facevano. Siamo nei cuori degli italiani e nella cultura dell’Europa. Con gli italiani abbiamo in comune le radici cristiane, la mentalità affine e un millennio di cooperazione. La mia solidarietà con questo Stato non dipende dal governo del momento. Tuttavia, sono piacevolmente sorpreso dalle azioni positive intraprese dall’attuale primo ministro G. Conte assieme al vice primo ministro e al ministro degli interni M. Salvini”.

Un tempo, il cardinale Hofner disse che dall’Ovest sarebbe arrivato il benessere economico e dall’Est la luce. Oggi questa sua affermazione non è più valida. Dall’Ovest sta arrivando il liberalismo, la speculazione finanziaria, il riciclaggio di denaro, debiti ingenti ed egoismo. La luce dell’Est oggi è il capitalismo sfrenato, la corruzione, il perseguimento del successo, il denaro, il profitto e il potere ad ogni costo.

Il valore pulsante dell’Europa è la pace, e ci siamo abituati ad essa da 73 anni. Deve essere mantenuta ad ogni costo. Le sanzioni reciproche e le vessazioni armate attorno alla Russia sono pericolose, la Russia di oggi non è l’URSS. La guerra causerebbe la morte di milioni di persone. Un esempio di riavvicinamento tra l’Ovest e l’Est dovrebbe essere dato dai nostri patroni d’Europa – in particolar modo da Cirillo e Metodio… 29 anni dopo la caduta del comunismo, i filantropi saranno in grado di vedere le conseguenze negative che l’Europa rischierà se non ritorna ai suoi valori, alla sua morale e alla sua onestà. Durante i 40 anni di totalitarismo comunista non abbiamo vissuto le nostre vite, ma quelle di estranei, è giunta l’ora di ritornare a vivere in nome della verità!”

Jozef Miklosko