XIV FORUM MITTELEUROPA

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La frammentazione politica dell’Europa è un processo iniziato con la caduta della cortina di ferro e oggetto di approfondite analisi nel corso dei nostri forum, dal 2007 al 2017. I temi in essi trattati sono sempre stati premonitori degli eventi verificatisi negli anni seguenti, complice anche un’accelerazione della storia di fronte alla quale molti analisti si sono dimostrati disorientati o impreparati. Gli atti ed i documenti scaturiti dagli annuali appuntamenti testimoniano con chiarezza il negativo evolversi del processo di coesione europea e l’inquietante incremento dell’euroscetticismo. Alcuni abstract paiono proprio cogliere l’esponenziale affiorare delle criticità   e qualche richiamo ne fornisce efficace sintesi.

2012: L’Europa che s’intravede non potrà certo essere quella dei burocrati, delle quote, dei parametri, delle banche, bensì un’Europa che tragga unità e coesione proprio dalle sue forze identitarie e dove federalismo, autonomismo, (macro)regionalismo possano rappresentare modelli di affidabile riferimento. Laboratori di coesione europea.

2013: De facto la capitale dell’UE è già stata trasferita da Bruxelles a Francoforte. Nulla da obiettare a riguardo, ma vi è necessità di una Capitale vera, in cui tutti possano identificarsi e riconoscersi. Una Capitale politica e morale, culturale e spirituale. Punto di sintesi delle nostre comuni radici.

2014: Sembra davvero molto lontano quel 25 marzo 1957 in cui, a Roma, venne firmato il trattato istitutivo della Comunità Economica Europea. Così come pare sempre più crescente la convinzione che l’Europa fosse “più Europa” un secolo fa, quando la libera circolazione era già salvaguardata, i servizi garantiti, e la moneta coniata già unica, per di più d’oro.

2015: Abbiamo ricordato come nel 1957, anno di sottoscrizione del trattato di Roma, l’Europa fosse costituita da 33 Stati, divenuti, ad oggi, 48. Consapevoli di quanto tale proliferazione, che peraltro trae origine dalla storia e dalla volontà popolare, non appaia affatto esaurita. Un processo inatteso quanto repentino, determinato dal definitivo tramonto dei totalitarismi del XX secolo.

2016: Conciliare il peso degli interessi nazionali con le spinte ad una maggiore integrazione appare sempre più difficile. Gli Stati dell’Unione hanno visioni politiche sempre più discordanti (immigrazione, cittadinanza, politiche economiche), e l’allarme sociale di alcune aree risulta sempre più minaccioso.

2017: L’Ambasciatore Lamberto Zannier, Segretario Generale OSCE (Organisation for Security and Co-operation in Europe) ospite al nostro forum, ha dichiarato: “Quello attuale è da considerarsi il momento più critico dalla fine del secondo conflitto mondiale”. Oppure da far dire al Presidente francese Macron, in un intervento al Parlamento Europeo, (plenaria aprile 2018) “difendere la nostra identità per evitare il rischio di una guerra civile europea”.

Senza dubbio i Padri fondatori Adenauer, De Gasperi e Schuman, ben difficilmente avrebbero potuto presagire simili sconvolgimenti e politiche di “muro contro muro” all’interno dell’Europa anziché a difesa dei suoi confini. Il loro sogno è rimasto tale e richiama alla memoria l’attualità di una famosa citazione di Konrad Adenauer a proposito di un’auspicata Costituzione europea: “capisco perché i 10 comandamenti sono tanto chiari e privi di ambiguità: non furono redatti da un’assemblea”. Ed è proprio questa esasperazione della democrazia e della politica che probabilmente ha ingenerato delle competizioni personali che hanno fatto fiorire un gran numero di politici ma non certo di statisti, come preconizzava, già nel 1870, James Freeman Clarke: “Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alla prossima generazione. Un politico cerca il successo del suo partito; uno statista quello del Paese”. Siamo pertanto di fronte ad un’Europa tradita, più fragile e frammentata che mai, mentre assistiamo al propagarsi di focolai d’instabilità nel Continente stesso: Ucraina, Moldova, Caucaso, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Grecia, Spagna, per citarne solo alcuni, come pure all’intangibilità delle frontiere ripetutamente violata. Momento inquietante, che diviene drammatico se ampliamo lo sguardo all’altra sponda del Mediterraneo, infuocata da una guerra senza fine che continua a seminare morti, miserie, terrorismo e migrazioni di massa, veri e proprio esodi che determinano sconvolgimenti non più solo politici ma culturali, sociali ed economici.

Mitteleuropa intende ancora una volta contribuire ad un sereno e costruttivo dialogo fra istituzioni politiche, diplomatiche, sociali, economiche, accademiche e culturali di tutti i Paesi dell’area centro-europea e balcanica, sempre più rilevanti e strategici per i destini d’Europa, nella convinzione che l’unità europea, oltre che un imperativo di civiltà (Altiero Spinelli) è un’utopia indispensabile. L’unica efficace risposta alla globalizzazione massificante.

 Quale futuro attende questa Europa? Quali gli organi istituzionali per governarla? Quale la politica internazionale e diplomatica da sviluppare? Interrogativi di incombente importanza e attualità sui quali, secondo un consolidato format, è necessario riflettere e confrontarsi.

Si ringraziano sin d’ora le Istituzioni europee, il Ministero degli Affari Esteri, la CEI-Central European Initiative, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, l’Università del Friuli, la Fondazione Friuli, la Camera di Commercio di Udine e tutti coloro che, a vario titolo, saranno co-attori e sostenitori di questo appuntamento.

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