XV Forum Mitteleuropa
Il risveglio della Mitteleuropa

La politica europea sta cambiando volto e, come dichiarato in questi giorni dai leader europei, non occorre essere inglesi per capire che l’attuale modello d’Europa in realtà non piace più a nessuno. In tale contesto, gli scenari possibili sono molteplici e talvolta inquietanti. Ma si nota anche qualche timida volontà di ripresa di un dialogo interrotto dai drammi del secolo scorso. Fra questi, un concreto esempio sembra delinearsi con la stringente collaborazione fra i Paesi dell’accordo di Visegrad, il così detto V4, ovvero Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia. Un nocciolo duro che pare evolversi gradualmente in un hub a cui guardano con sempre maggior attenzione anche altri Paesi del centro-Europa, in primis Austria e Slovenia. È il risveglio della Mitteleuropa? È prematuro affermarlo, ma se questo processo riunificatore dovesse procedere, probabilmente sì. Ma il 2019 è pure l’anno del trentesimo anniversario di fondazione della Central European Initiative e del crollo della cortina di ferro. Una ricorrenza davvero speciale e meritevole di una approfondita riflessione ed un generoso, intenso contributo da parte di tutti.

XIV Forum Mitteleuropa
Europa tradita – Udine, 18 – 20 ottobre 2018

I temi in essi trattati sono sempre stati premonitori degli eventi verificatisi negli anni seguenti, complice anche un’accelerazione della storia di fronte alla quale molti analisti si sono dimostrati disorientati o impreparati. Gli atti ed i documenti scaturiti dagli annuali appuntamenti testimoniano con chiarezza il negativo evolversi del processo di coesione europea e l’inquietante incremento dell’euroscetticismo. Alcuni abstract paiono proprio cogliere l’esponenziale affiorare delle criticità e qualche richiamo ne fornisce efficace sintesi.

  • 2012: L’Europa che s’intravede non potrà certo essere quella dei burocrati, delle quote, dei parametri, delle banche, bensì un’Europa che tragga unità e coesione proprio dalle sue forze identitarie e dove federalismo, autonomismo, (macro)regionalismo possano rappresentare modelli di affidabile riferimento. Laboratori di coesione europea.
  • 2013: De facto la capitale dell’UE è già stata trasferita da Bruxelles a Francoforte. Nulla da obiettare a riguardo, ma vi è necessità di una Capitale vera, in cui tutti possano identificarsi e riconoscersi. Una Capitale politica e morale, culturale e spirituale. Punto di sintesi delle nostre comuni radici.
  • 2014: Sembra davvero molto lontano quel 25 marzo 1957 in cui, a Roma, venne firmato il trattato istitutivo della Comunità Economica Europea. Così come pare sempre più crescente la convinzione che l’Europa fosse “più Europa” un secolo fa, quando la libera circolazione era già salvaguardata, i servizi garantiti, e la moneta coniata già unica, per di più d’oro.
  • 2015: Abbiamo ricordato come nel 1957, anno di sottoscrizione del trattato di Roma, l’Europa fosse costituita da 33 Stati, divenuti, ad oggi, 48. Consapevoli di quanto tale proliferazione, che peraltro trae origine dalla storia e dalla volontà popolare, non appaia affatto esaurita. Un processo inatteso quanto repentino, determinato dal definitivo tramonto dei totalitarismi del XX secolo.
  • 2016: Conciliare il peso degli interessi nazionali con le spinte ad una maggiore integrazione appare sempre più difficile. Gli Stati dell’Unione hanno visioni politiche sempre più discordanti (immigrazione, cittadinanza, politiche economiche), e l’allarme sociale di alcune aree risulta sempre più minaccioso.
  • 2017: L’Ambasciatore Lamberto Zannier, Segretario Generale OSCE (Organisation for Security and Co-operation in Europe) ospite al nostro forum, ha dichiarato: “Quello attuale è da considerarsi il momento più critico dalla fine del secondo conflitto mondiale”. Oppure da far dire al Presidente francese Macron, in un intervento al Parlamento Europeo, (plenaria aprile 2018) “difendere la nostra identità per evitare il rischio di una guerra civile europea”.

Ed è proprio questa esasperazione della democrazia e della politica che probabilmente ha ingenerato delle competizioni personali che hanno fatto fiorire un gran numero di politici ma non certo di statisti, come preconizzava, già nel 1870, James Freeman Clarke: “Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alla prossima generazione. Un politico cerca il successo del suo partito; uno statista quello del Paese”. Siamo pertanto di fronte ad un’Europa tradita, più fragile e frammentata che mai, mentre assistiamo al propagarsi di focolai d’instabilità nel Continente stesso: Ucraina, Moldova, Caucaso, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Grecia, Spagna, per citarne solo alcuni, come pure all’intangibilità delle frontiere ripetutamente violata. Momento inquietante, che diviene drammatico se ampliamo lo sguardo all’altra sponda del Mediterraneo, infuocata da una guerra senza fine che continua a seminare morti, miserie, terrorismo e migrazioni di massa, veri e proprio esodi che determinano sconvolgimenti non più solo politici ma culturali, sociali ed economici.

Mitteleuropa intende ancora una volta contribuire ad un sereno e costruttivo dialogo fra istituzioni politiche, diplomatiche, sociali, economiche, accademiche e culturali di tutti i Paesi dell’area centro-europea e balcanica, sempre più rilevanti e strategici per i destini d’Europa, nella convinzione che l’unità europea, oltre che un imperativo di civiltà (Altiero Spinelli) è un’utopia indispensabile. L’unica efficace risposta alla globalizzazione massificante.

Quale futuro attende questa Europa? Quali gli organi istituzionali per governarla? Quale la politica internazionale e diplomatica da sviluppare? Interrogativi di incombente importanza e attualità sui quali, secondo un consolidato format, è necessario riflettere e confrontarsi.

Si ringraziano sin d’ora le Istituzioni europee, il Ministero degli Affari Esteri, la CEI-Central European Initiative, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, l’Università del Friuli, la Fondazione Friuli, la Camera di Commercio di Udine e tutti coloro che, a vario titolo, saranno co-attori e sostenitori di questo appuntamento.

XVI Forum Internazionale dell’Euroregione Aquileiese L’eredità europea del patriarcato di Aquileia il passato che non passa

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9 ottobre 2020 | Comune di Udine , Sala Aiace

L’iniziativa trae spunto dalla straordinaria ricorrenza che vede nel 2020 il seicentesimo anniversario della caduta dello Stato Patriarcale del Friuli (Patrie dal Friȗl), una realtà statuale giuridicamente nata nel 1077 e conclusasi con l’occupazione veneta di gran parte del Friuli il 19 luglio 1420. Si spegneva così una delle forme di democrazia parlamentare più antiche al mondo (Constitutiones Patriae Foriiulii – 1231) seconda solamente alla Magna Carta inglese (1215). Ma ciò che in realtà si intende sviluppare con questo progetto non è un approfondimento di fatti storici, bensì la loro attualizzazione, rapportando il tutto all’attuale momento socio-politico in un confronto aperto a storici, accademici, sociologi, politici, media e influencer di riconosciuto spessore sia nazionale che internazionale, e quindi divulgato negli ambiti istituzionali e culturali europei. Un antico adagio recita: “il futuro è alle nostre spalle”. Tutti siamo convinti che il futuro sia una pagina bianca di un quaderno su cui scrivere giorno dopo giorno. In realtà la storia dell’uomo ci dimostra che non è così. E’ il nostro passato che condiziona le nostre scelte, spesso frutto di una cultura sedimentata in secoli e secoli di radicamento territoriale. E’ l’evoluzione di un procedere che, come sostiene la psicanalisi, porta la traccia indelebile del nostro vissuto. Un inconscio collettivo che prevale in ogni campo: politica, società, etica, valori.
In effetti se ci soffermiamo a considerare l’evoluzione politica d’Europa post caduta della cortina di ferro ed il ritorno alle libertà democratiche, dopo una prima fase di riaffermazione delle identità nazionali soffocate e calpestate, osserviamo il riemergere di macro-regioni o aree che non rappresentano altro che la riproposizione, in chiave moderna, di una carta geo-politica di scolastica memoria. Ciò appare in tutta la sua evidenza specialmente se volgiamo lo sguardo all’Europa centro-orientale, dove i Paesi dell’accordo di Visegrad hanno iniziato sin dal 1991 una fruttuosa ed esemplare cooperazione.
È un passato che non passa perché è paradossalmente presente, sempre e ovunque. Basta riflettere sulle parole di Franz Werfel, ebreo-praghese, “Nel Crepuscolo di un Mondo” (Locarno aprile 1936): “Gli ordinamenti politici del mondo si danno il cambio. Ma ciò che è ordinato, governato, amministrato, sia Paese, sia popolo, sia individuo, sopravvive, con la sua natura congenita, a tutti questi sconvolgimenti”.

 

È un passato che non passa perché è paradossalmente presente, sempre e ovunque.

Basta riflettere sulle parole di Franz Werfel, ebreo-praghese,
“Nel Crepuscolo di un Mondo” (Locarno aprile 1936):

“Gli ordinamenti politici del mondo si danno il cambio. Ma ciò che è ordinato, governato, amministrato, sia Paese, sia popolo, sia individuo, sopravvive, con la sua natura congenita, a tutti questi sconvolgimenti”.

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